ÿþ<HTML> <HEAD> <TITLE> Ritrovamenti e avvistamenti di pterosauri </TITLE> </HEAD> <BODY bgcolor="#ffffff" leftmargin="43" rightmargin="43"> <b><center><font size=2><span style='font-family:"Verdana"'>pagina ottimizzata per una risoluzione di 800 x 600 pixel</span> </font></b><br><br> <font size=6><b> Ritrovamenti e avvistamenti di pterosauri </font><br></b> <br></center> <div align=justify><font size=3> <img src="ptero_a.jpg" vspace=6 hspace=9 align=right>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Secondo la scienza ufficiale i rettili volanti dell'ordine degli pterosauri si estinsero circa 65 milioni di anni fa, ma ci sono diversi indizi che fanno pensare che forse alcune specie di pterosauri si sono estinte da poco (nel corso degli ultimi duemila o tremila anni), e che in alcune regioni del nostro pianeta resiste qualche raro esemplare di quei rettili volanti. Del resto ci sono ottimi motivi per credere che le paleo-datazioni siano poco attendibili, come mostro in <b><a href="http://scienzamarcia.blogspot.com/2008/01/i-problemi-della-datazione.html">questo articolo</a></b> e come dimostra in maniera ancora più dettagliato Maurizio Blondet nel suo libro <i>L uccellosauro ed altri animali  la catastrofe del darwinismo</i> (Effedieffe edizioni, Milano 2002). <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nella foto qui sopra un volatile che ha le ali come quelle di un pipistrello ma che del pipistrello non ha proprio l'apparenza; ovviamente data la facilità con cui si può falsificare un'immagine (soprattutto certi particolari poco definiti come le ali in questione) non mi permetto di considerare questa foto come la prova dell'esistenza degli pterosauri, però al tempo stesso non rigetto l'ipotesi che essa corrisponda ad una reale documentazione fotografica di uno dei rari pterosauri ancora viventi.<bR> <p> <img src="babyptero.jpg" vspace=6 hspace=9 align=right>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Più interessante (perchè meglio dettagliata) è invece la seconda foto di un cucciolo di pterosauro che (se non fosse un abile falso) costituirebbe una prova decisiva. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Chi l'ha scattata (secondo quanto viene riportato) è una signora statunitense che aveva visto uno strano piccolo uccello picchiare contro la sua finestra, l'ha preso in mano, fotografato, e poi lasciato di nuovo libero di volare. Da notare la notevole rassomiglianza (persino dei dettagli) con la specie <i>pterodactylus kochi</i>.</p> <br> <p><br><img src="pterowar.jpg" vspace=6 hspace=9 align=right>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Che dire allora di questa ennesima fotografia? Secondo le fonti di informazioni della <a href="http://scienzamarcia.blogspot.com/2008/01/come-ottenere-lobbedienza-parte-1-la.html"> <b>cultura ufficiale</b></a> si tratta di un falso, un modello creato tempo fa per uno programma televisivo, che successivamente fu posto in un museo. Però ci sono alcuni dubbi ragionevoli: <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; 1) perchè in tale foto lo pteranodonte mostra delle ali a forma di canoa, caratteristica assente nelle rappresentazioni con cui al giorno d'oggi si cerca di ricostruire la forma di tale animale? <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2) perchè nella seconda foto qui sotto (ufficialmente il secondo scatto relativo alla medesima falsificazione moderna) le ali dell'animale appaiono differenti? Forse la prima foto è realmente di un libro degli anni 1950 mentre la seconda è la foto di una reale falsificazione effettuata per cercare di confondere le acque? <br> <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; E che dire dell'altra foto accanto (anch'essa attribuita ad un libro degli anni '50)? <br> <img src="pterowar2.jpg" vspace=39 hspace=19 align=left><img src="ptero50.jpg" vspace=6 hspace=19> </p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sarebbe bello potere condurre indagini sul campo ma l'America è lontana e quindi al momento resta il dubbio. Ma se queste fossero gli unici indizi di una sopravvivenza degli pterosauri fino a tempi recenti non mi sarei nemmeno dato la pena di scrivere un articolo. <br> <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Per altro gli scienziati ufficiali usano fare affermazioni perentorie su un passato così ancestrale e così poco documentabile (nessuno possiede la macchina del tempo), ed in genere evitano di utilizzare la parola "forse" nelle loro affermazioni; soprattutto su certe presunte verità, ormai diventate dogmi inattaccabili. Certi scienziati non fanno trasparire mai un dubbio, non usano mai un forse, un periodo ipotetico, un verbo al condizionale. Per loro il fatto che certi animali come dinosauri e pterosauri si siano estinti "circa 65 milioni di anni fa" é una certezza, beati loro! <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Come già ricordato tali certezze si fondano su datazioni spesso inaffidabili (o addirittura presunte) e su generalizzazioni impossibili da provare: il fatto che finora non siano stati trovati fossili di pterosauri in strati datati meno di 65 milioni di anni può, a rigor di logica, avere diverse spiegazioni differenti dalla supposta estinzione. <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <li> Alcune o molte datazioni possono essere errate, o possono essere alquanto soggettive. Per esempio uno strato geologico può essere considerato uno strato del Mesozoico (l'era dei dinosauri e degli pterosauri) solo perché in esso si trovano ossa di pterosauri, il che porta ad uno strano tipo di "ragionamento" circolare che in realtà é poco più che una forma di perpetuazione del pregiudizio: se uno pterosauro viene ritrovato in un certo strato geologico allora quello strato é considerato appartenere all'era terziaria, di conseguenza non é detto che si verifichi realmente con altri metodi la reale antichità del fossile.<br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <li> Non é per niente assurdo pensare che non siano ancora stati condotti lavori di scavo in quelle zone del mondo dove esistono fossili più recenti.<br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <li> Non é nemmeno assurdo pensare che in certi periodi della nostra storia certi scheletri non si siano potuti fossilizzare dal momento che la fossilizzazione é un evento difficile da verificarsi in condizioni normali <br>Ricordo che le argomentazioni qui riportate non sono solamente ipotetiche, dal momento che alcuni animali considerati estinti da diverse milioni di anni come il <a href="http://scienzamarcia.blogspot.com/2008/01/i-problemi-della-datazione.html"><b>celacanto Latimeria</a></b> sono poi stati ritrovati vivi e vegeti al giorno d'oggi. Eppure nemmeno di questi animali si sono trovati resti fossili appartenenti (se le datazioni sono corrette) alle ultime decine di milioni di anni fa. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Bisogna dire che non solo sono numerose le testimonianze, anche negli ultimi decenni, di avvistamenti di pterosauri in America (del Nord, del Centro e del Sud) che fanno eco alle leggende ed ai racconti dei pellirossa riguardo ad uno spaventoso "uccello del tuono" il cui battito d'ali produce un suono potente, ma esistono anche antiche ed antichissime testimonianze scritte di simili avvistamenti. Purtroppo le testimonianze sono pressoché impossibili da verificare in mancanza di prove fotografiche, anche se alcune sono particolarmente convincenti (più avanti troverete alcune storie di avvistamenti antichi e recenti). <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nei tempi antichi non esisteva la fotografia ma esistevano lo stesso le arti grafiche, ed esistono raffigurazioni sotto forma di disegni, graffiti e sculture (alcune risalenti a diversi secoli fa) che sembrano proprio rappresentare dei rettili alati. <br><br><img src="quetz.jpg" align=right hspace=9 vspace=3>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Qui accanto potete vedere una ricostruzione dello pterosauro Quetzalcoatlus, il più grande pterosauro di cui siano mai stati ritrovati resti fossili. L'impressionante apertura alare era di più di dieci metri. Sotto tale ricostruzione si trova invece un graffito appartenente alla cultura indiana Fremont ed è stato datato a circa mille anni fa. La somiglianza dell animale raffigurato con uno pterosauro è davvero impressionante e bisogna ricordare che nella stessa area in cui é presente il graffito sono stati ritrovati numerosi scheletri di Quetzalcoatl. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Questo tipo di informazioni sono spesso riportate dai creazionisti nei loro siti, eppure anche Fran Barnes, un'autorità riconosciuta sull'antica arte dei graffiti rupestri dell'America del Sud-Ovest, una persona che disprezza il creazionismo, scrive di questo graffito che "assomiglia molto ad uno pterosauro, un rettile volante del cretaceo".<br> <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; D'altronde potete giudicare voi se l'animale raffigurato é una specie di pterosauro oppure un qualche uccello ... ma quale uccello americano moderno possiede una di cresta ossea come quella della figura? Nessuno che io sappia (ricordo che il casuario, uccello con una cresta sul capo la cui immagine vedete qui sotto, vive in Oceania), mentre quella cresta raffigurata nel graffito è una caratteristica distintiva di diverse specie di pterosauri (fra i quali appunto il Quetzalcoatl).</p> <p><br><img src="casuario.jpg" align=right hspace=9 vspace=3>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ovviamente non si può escludere l'ipotesi che il graffito raffiguri un qualche uccello rappresentato con qualche deformazione/esagerazione, ma quella protuberanza che nel disegno sormonta il capo del volatile penso che difficilmente si possa scambiare, per esempio, per la piccola sporgenza del cigno maschio (che è una sporgenza che protrude in avanti invece che in alto). <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Le stesse considerazioni si possono ripetere a proposito di altre due antiche testimonianze artistiche che secondo la cultura e la scienza ufficiale raffigurano degli "uccelli" ma che assomigliano molto di più a degli pterosauri.<br> </p> <img src="ptero_5.jpg" align=left hspace=9 vspace=3>&nbsp;&nbsp;&nbsp; La prima viene dall'antica città Maya di Copan, e quindi si tratta di un reperto di circa 1500 anni fa. Le domande che vengono spontanee sono: esistono uccelli con dei becchi con simili protuberanze nasali? Che io sappia no. Qui sotto per esempio riporto la ricostruzione della testa di una specie di Ranforinco che assomiglia alquanto a quella della scultura maya e che aveva un'apertura alare di 9  10 metri; di esso sono state trovate impronte in Messico e ossa fossili in Giordania, Israele e Brasile. A fianco per confronto vi sono invece le foto di differenti uccelli dal lungo becco: cicogna, tucano, ibis, becco a sella, pellicano. <br> <img src="ptero_6.jpg" hspace=9 vspace=3> <img src="b_cico.jpg" hspace=9 vspace=3> <img src="b_tuca.jpg" hspace=9 vspace=3> <center><img src="b_ibis.jpg" hspace=9 vspace=3> <img src="b_bsella.jpg" hspace=9 vspace=3> <img src="b_pelli.jpg" hspace=9 vspace=3> </center> <img src="ptero_7.jpg" ALIGN=LEFT hspace=9 vspace=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; La seconda, la scultura qui accanto, viene invece dall'isola indonesiana di Kalimantan; essendo la fattura molto più rozza è questa volta difficile asserire con certezza se questa scultura del 1800 rappresenta realmente uno pterosauro o se si tratta di un qualche uccello raffigurato in maniera imprecisa; però la presenza della solita protuberanza rende quantomeno plausibile l'idea che l'oggetto di quella rappresentazione sia uno pterosauro piuttosto che un uccello. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; D'altronde, come per il caso degli pterosauri americani che sembrano rispecchiare le antiche descrizioni indiane degli "uccelli di tuono", anche questa scultura rimanda ad un animale (che la scienza ufficiale considera, forse a torto, mitologico) denominato <b>ropen</b> (ossia "demone volante") dagli indigeni della Papua Nuova Guinea, ossia di un'area geografica relativamente vicina. <br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Maggiori informazioni sul <b>ropen</b> e su un altro rettile volante avvistato in Africa e chiamato <b>kongamato</b> le trovate <a href=#ropen>in fondo a questo pagina</a>. <br> <br><hr> <br> <img src="ranforinco.jpg" align=right hspace=8 vspace=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp;La somiglianza fra gli pterosauri e numerosi antichi disegni e descrizioni di "draghi" è qualcosa cui la scienza ufficiale non ha mai voluto prestare attenzione, troppo presa dalla difesa delle sue teorie dogmatiche. <br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;Al più tale somiglianza é stata considerata, dalla scienza ortodossa, del tutto casuale. Eppure negli ultimi 2000 anni numerosi scrittori hanno testimoniato l'avvistamento di "draghi" come qualcosa di reale, inserendo tali esseri negli antichi "bestiari", piccole enciclopedie degli animali corredate di disegni; da notare che in tali bestiari i "draghi" erano fra i pochi animali che sembrano a noi moderni "inventati", e che anche animali sicuramente fantastici come la Manticora (descritta con testa umana, coda di leone e coda di scorpione) potrebbero essere originati da un'osservazione diretta di un animale esotico, poi trasformatasi nel resoconto orale e nella fantasia popolare (per la manticora ad esempio si pensa ai babbuini chiamati "gelada"). <br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;I draghi venivano anticamente descritti e disegnati come rettili volanti con due gambe, una coda che spesso finiva con una punta, e una testa spesso crestata, descrizione che calza perfettamente per gli pterosauri, specie quelli del sottordine ranforincoidi (vedi figura in bianco e nero qui sopra). <br> <br><img src="draghi_3.jpg" align=right hspace=10 vspace=5> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Qui accanto un'illustrazione di drago dal libro di Jacob van Maerlant, "Der Naturen Bloeme" (Il fiore della natura), 1350, che é una più tarda versione del "Liber de Natura Rerum" (Libro delle cose naturali) di Thomas de Cantimpré, 1250. La raffigurazione approssimata potrebbe derivare dal fatto che l'autore si basa più su descrizioni orali che su una osservazione diretta dell'animale.<br> <br> <img src="draghi_1.jpg" align= left hspace=8 vspace=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; La figura sulla sinistra é tratta invece dal libro  The Light of the Past ("La Luce del Passato"), ma deriva originariamente da un trattato tedesco del 17° secolo sui pericoli di streghe e stregoneria. Le sagome che si vedono volare nel cielo assomigliano molto a degli pterosauri ranforincoidi: lunghi becchi e lunghe code che si allargano verso la punta a formare una specie di triangolo. Esistono uccelli che presentano queste due caratteristiche? Non mi risulta, anzi preciserei che i gallinacei hanno code che si allargano alla fine ma non sono lunghe (e non hanno nemmeno i becchi lunghi), che gli uccelli col becco lungo come quelli raffigurati nelle immagini precedenti (cicogna, ibis, tucano, becco a sella) hanno code corte, e che il pavone non é certo il tipo di volatile rappresentato nel disegno. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;D'altronde le streghe, accusate di provocare coi loro poteri incendi alle abitazioni, furono spesso associate ai cosiddetti  draghi , e ciò confermerebbe il fatto che l'antico artista non volesse rappresentare dei comuni uccelli. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quella qui sopra potrebbe quindi essere una raffigurazione molto più accurata e più verosimile (forse derivata da un'osservazione diretta) dei "draghi"; la parola  pterosauro non esisteva ancora nel lessico comune perché tali nomi non erano ancora stati assegnati dalla scienza a quel genere di animali. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non si può fare a meno di notare che i quattro più importanti zoologi del Rinascimento, Aldrovandi (italiano), Gesner (svizzero), Topsell (inglese) e Belon (francese) affermarono tutti che i rettili volanti erano delle creature viventi al loro tempo. Ovviamente nemmeno loro hanno mai potuto usare le parole "pterosauro" o "ranforinco" che non erano state ancora coniate.<br> <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;Riporto qui sotto la mia traduzione di alcuni testi (scritti in inglese) sulle antiche testimonianze storiche di avvistamenti dei cosiddetti draghi o serpenti volanti. <br><br> <center> <table BORDER=2 BORDERCOLOR="#BBBBff" CELLPADDING=8 CELLSPACING=2> <TR><TD> <div align=justify> <font size=4> <b>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Estratti da un articolo di John Goertzen intitolato<br><i>&nbsp; Lo pterosauro Scaphognathus crassirostris: un fossile vivente fino al 17° secolo"</i>.</b><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;(per leggere l'intero articolo originale in inglese <a href="http://www.rae.org/egscphrv.html">cliccare qui</a></font>) </div> </Td></Tr> <TR><TD> <div align=justify> <span style='font-family:"Georgia"'> <font size=3> &nbsp;&nbsp; Ci sono discrete evidenze che gli pterosauri solcassero i cieli della terra fino a qualche secolo fa. Ci sono numerose pitture (appartenenti a diverse culture antiche) precise abbastanza da identificare persino la specie di pterosauro, lo Scaphognathus crassirostris, dal momento che questa specie è l'unica con una lunga coda e con una cresta ossea sulla testa. <img src="draghi_2.jpg" align=right hspace=8 vspace=3> La cosa straordinaria è che tale animale fu dipinto in molte culture dell'antichità. Manufatti in cui si può identificare questa specie di pterosauro includono monete Romano-Alessandrine, una moneta arabo-palestinese, una figura intagliata nel legno ritrovata in Francia, una statua e una moneta tedesca, diverse mappe dipinte del Medio Evo, ed un schizzo che mostra un animale montato a Roma dallo scienziato Meier, mostrato qui accanto.<br> &nbsp;&nbsp; Un drago fu avvistato fu nelle paludi vicino a Roma nel dicembre 1691. L'animale visse in una caverna e terrorizzò la popolazione locale. Un schizzo dello scheletro è rimasto in possesso dell Ingegnere Cornelio Meyer. La cosa più straordinaria sull'animale è la cresta chiaramente visibile sulla testa. Cinque dita erano chiaramente visibili per ogni piede, della lunghezza corretta e col primo dito corto e retroverso come succede per lo Scaphognathus crassirostris.<BR><BR> &nbsp;&nbsp;<I>John Goertzen </I> </FONT> </span> </div> <tr><td> <div align=justify>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <font size=3><b>Commento </b> <br><br><img src="ptero_coin.jpg" align=right hspace=8 vspace=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Purtroppo non ho ancora reperito le immagini della maggior parte dei reperti a cui si riferisce Goertzen, per cui é difficile giudicare se le sue interpretazioni siano sempre condivisibili. Il disegno di Meyer raffigurato qui sopra é alquanto convincente, ma l'immagine rappresentata nella moneta tedesca qui a fianco é invece una prova alquanto dubbia; secondo Goertzen rappresenterebbe uno pterosauro ranforincoide, e la foggia della coda sembrerebbe confermare tale supposizione, ma d'altronde quell'animale sembra pure raffigurato con le piume. Ovviamente si può sempre pensare ad un'erronea rappresentazione dell'artista, che avendo visto un animale raro solo una o due volte lo ha raffigurato approssimativamente facendosi ingannare dall'aspetto dei volatili più comuni. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Goertzen è convinto assertore del creazionismo, e forse tende a vedere conferme delle sue idee anche dove non queste conferme sono molto dubbie. Ciò non toglie che alcune sue riflessioni siano condivisibili e che alcuni dati da lui riportati siano molto interessanti. E se dovessimo dubitare delle prove e degli indizi che ci mostra Goertzen, che dovremmo fare allora con ciò che propinano gli assertori dell'evoluzionismo darwinista che arrivano a <a href="http://scienzamarcia.blogspot.com/2008/09/darwin-e-la-betularia-la-prova-fasulla.html"><b>falsificare palesemente le loro "prove"</a></b>? <br><br> </div> </Td></Tr> </Td></Tr> <tr><td> <div align=justify><font size=4> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b> Estratti dal libro di Bill Cooper "After the Flood" (Dopo il Diluvio) che si può trovare on line a <a href="http://www.ldolphin.org/cooper/contents.html">questo link</a></b> </font></div> </Td></Tr> <TR><TD> <div align=justify> <FONT SIZE=3> <span style='font-family:"Georgia"'><font size=3> &nbsp;&nbsp; I rettili volanti erano una caratteristica della vita gallese fino a tempi sorprendentemente recenti. Addirittura all inizio del 1900, la gente anziana di Penllin in Glamorgan usava raccontare di una colonia di serpenti alati che vivevano nel bosco intorno al Castello di Penllin. Come ci racconta Marie Trevelyan nel suo libro del 1909, Folk-Lore and Folk Stories of Wales:<br><br> &nbsp;&nbsp; "Il bosco intorno a Penllin Castle, Glamorgan, aveva la reputazione di essere frequentato da serpenti alati, e questi erano il terrore di tutta la popolazione, giovani e vecchi. <br>&nbsp;&nbsp; Un abitante anziano di Penllyne che morì alcuni anni fa, disse che nella sua fanciullezza i serpenti alati venivano descritti come esseri molto belli. Stavano arrotolati quando erano in riposo, e  sembravano come se fossero coperti di gioielli di ogni genere. Alcuni di loro avevano creste che luccicavano con tutti i colori dell'arcobaleno. Quando venivano disturbati essi scivolavano rapidamente, per andare verso i loro nascondigli. Quando erano arrabbiati,  volavano sulle teste di persone con le ali spiegate, ali che a volte mostravano il disegno degli occhi come nella coda del pavone . <br>&nbsp;&nbsp; L anziano disse che quella non era  una vecchia storia inventata per spaventare i bambini , ma che si trattava di qualcosa di reale. Suo padre e zio avevano ucciso alcuni di quegli esseri, per loro erano cattivi dato che si comportavano come le volpi col pollame. Il vecchio attribuiva l'estinzione dei serpenti alati al fatto che loro erano dei 'terrori nelle aie e nei rifugi'." <br><br>&nbsp;&nbsp; Questo racconto è intrigante sotto molti aspetti, fra l altro non si tratta del tipico racconto di draghi. Le creature di cui si narra non erano bestie solitarie e mostruose, ma piccole creature che vivevano in colonie. Niente a che vedere con le specie più grandi di rettili alati di cui si racconta che facevano il nido su una sepoltura-tumulo antica, o tumulus, a Trellech-a'r-Betws nella contea di Dyfed, per esempio (vedi Whitlock, R., 1983. Here Be Dragons, Allen & Unwin, Boston. pp. 133-4). <br>&nbsp;&nbsp; Anche in Inghilterra e in Scozia rettili  mostruosi furono avvistati fino a tempi relativamente recenti. La tavola alla fine di questo capitolo elenca ottantun siti nelle sole Isole britanniche nei quali è stata riportata l'attività di rettili  estinti , ma la cosa da rimarcare è, lo ripeto, che alcuni di questi avvistamenti ed incontri susseguenti con  fossili viventi risalgono a tempi relativamente recenti. Il rettile gigante di Bures nel Suffolk, per esempio, è noto a noi da una cronaca del 1405 (tradotta e riprodotta nelle Rolls Series. 1866. IV. ed. H.G. Riley): <br><br> &nbsp;&nbsp; "Vicino alla città di Bures, nei pressi di a Sudbury, è apparso ultimamente (& ) un dragone, enorme in corpo, con una testa munita di cresta e denti come una sega, ed una coda che si estende ad una lunghezza enorme. Avendo macellato il pastore di un gregge, divorò molte pecore."<br> &nbsp;&nbsp;Dopo un tentativo di uccidere la bestia da parte degli arcieri locali, fallito a causa del nascondiglio impenetrabile del mostro, "... per distruggerlo, tutte le persone di paese circa furono mobilitate. Ma quando il drago si avvide che sarebbe stato assalito di nuovo con le frecce, fuggì in una palude o in un lago e là si nascose fra le canne lunghe, e nessuno più lo vide." <br><br> &nbsp;&nbsp; <i>Bill Cooper</i></span><br> </font> <font size=3> </Td></Tr> <tr><td> <img src="ptero_3.jpg" align=right hspace=9 vspace=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; In questa foto, tratta dal libro di Cooper, l'ornamento di uno scudo ritrovato in un'antica tomba sassone (circa mille anni fa), raffigurante un volatile con le ali ripiegate e con i denti acuminati. <br>&nbsp;&nbsp; &nbsp; Dato che gli uccelli non hanno denti mentre gli pterosauri li avevano, la logica vorrebbe che si identificasse l'animale in questione con una specie di pterosauro, evidentemente ancora in vita in tempi relativamente recenti, e non estinto come vorrebbe farci credere il dogma scientifico imperante. <br>&nbsp;&nbsp; &nbsp; Ovviamente si può sempre pensare ad un uccello rappresentato per errore con un serie di denti acuminati (ipotesi che personalmente non trovo affatto convincente, e che mi sembra anzi una patetica scusa accampata per escludere tale importantissimo reperto dal dibattito scientifico), o alla rappresentazione di un animale di fantasia (una fantasia che curiosamente coincide con la realtà degli pterosauri). </font> </div> </Td></Tr> </table> </center> <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Qui sotto invece riporto alcune antiche testimonianze storiche sull'esistenza di rettili volanti.<br> <br> <table BORDER=2 BORDERCOLOR="#BBBBff"CELLPADDING=8 CELLSPACING=4> <TR><TD><div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b> 1 - Testimonianza dello storico greco Erodoto (5° secolo A.C.)</b>: la testimonianza é particolarmente interessante dal momento che Erodoto é noto per il suo rigore, per il fatto che andava spesso di persona a reperire direttamente le informazioni che gli servivano per i suoi libri e per il fatto che vagliasse con molta attenzione le sue fonti. Ciò non toglie ovviamente che anche Erodoto abbia raccontato (suo malgrado) cose inesatte quando si é fidato dei racconti altrui, ma quanto leggerete adesso deriva anche dalla sua esperienza diretta. </font></div> </td></tr> <TR><TD><div align=justify> <FONT SIZE=3> <span style='font-family:"Georgia"'> &nbsp;&nbsp; C'é un posto in Arabia (...) dove sono stato dove cui avevo sentito che vivessero dei serpenti alati; e quando sono arrivato lì ho visto ossa e colonne vertebrali di serpenti, in tale quantità che sarebbe impossibile da descrivere. <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; La forma di questi serpenti é come quella dei serpenti d'acqua, ma essi hanno ali senza penne, simili per quanto possibili a quelle di un pipistrello.<br><br> &nbsp;&nbsp; <i>Erodoto</i></span> </font> </div> </tD></tR> <TR><TD><div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b> 2 - Testimonianza dello storico ebreo Giuseppe </b>: questa é invece una testimonianza alquanto indiretta dato che riferisce un evento che sarebbe accaduto diversi secoli prima; eppure il fatto che menzioni gli ibis come predatori di rettili volanti coincide con quanto hanno riportato diversi antichi scrittori, non ultimo Cicerone. </font></div> </td></tr> <TR><TD><div align=justify> <FONT SIZE=3> <span style='font-family:"Georgia"'> &nbsp;&nbsp; Quando fu difficile passare a causa della moltitudine di serpenti ... alcuni dei quali vengono fuori dal terreno senza farsi vedere, e volano persino nell'aria e assalgono gli uomini all'imporvviso e fanno loro del male ... [Mosè] fece dei cesti ... e vi mise dentro degli ibis, e li portò con sé; tali animali sono i peggiori nemici dei serpenti che si possano immaginare, dal momento che scappano da essi quando li vedono vicini e che quando volano vengono catturati e divorati da essi. <br><br>&nbsp;&nbsp;<i>Giuseppe</i></span> </font> </div> </tD></tR> <TR><TD><div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b> 3 - Testimonianza di Filostrato (220 D.C.)</b>: nella sua "vita di Apollonio di Tiana" egli descrive i diversi tipi di "draghi" (ovvero rettili alati) in India. Questa testimonianza è interessante perché la varietà di rettili volanti descritti sembra coincidere con quella dei diversi tipi di pterosauri fossili rinvenuti (che avevano aperture alari variabili fra i 60 cm e i 14 metri). Se però da un lato troviamo descrizioni che sembrano relativamente accurate e verosimili dell'aspetto e del comportamento dei vari tipi di "draghi", dall'altra troviamo elementi decisamente fantasiosi e leggendari. <br>&nbsp;&nbsp; &nbsp;Si potrebbe pensare ad una fonte più antica (scritta od orale) che si é col tempo degradata ed è stata pervasa di elementi fantastici così come, volendo, si può considerare priva di valore tutta la sua testimonianza.</font></div> </td></tr> <TR><TD><div align=justify> <FONT SIZE=3> <span style='font-family:"Georgia"'> &nbsp;&nbsp; L'intera India è piena di draghi di enormi dimensioni; dal momento che non solo le paludi ne sono piene, ma anche le montagne, e non c'é cima di montagna che non ne ospiti almeno uno. <br>&nbsp;&nbsp; Il tipo che vive nelle paludi é più pigro come abitudini ed è lungo 30 cubiti [<i>dieci metri o più, N.d.T.</i>] e non ha una cresta che sormonta il capo, ma sotto questo aspetto assomigliano alle femmine di drago. Le loro schiene sono proprio nere, con meno squame di quante ne abbiano gli altri tipi di draghi; e Omero li ha descritti con maggiore accuratezza di quanto abbiano fatto la maggior parte dei poeti, perché asserisce che il drago che viveva ... in Aulide aveva una schiena scura; ma gli altri poeti asseriscono che uno simile nel boschetto di Nemea aveva pure una cresta, una caratteristica che non abbiamo potuto verificare riguardo ai draghi delle paludi. <br><br>&nbsp;&nbsp; E i draghi che vivono ai piedi delle colline e sulle cime delle montagne scendono nelle pianure all'inseguimento delle loro prede, e predano tutte le creature delle paludi, perché essi raggiungono davvero un'estrema lunghezza, e si muovono più veloci dei fiumi più rapidi così che niente può sfuggire loro. Essi hanno una cresta, di estensione ed altezza moderata quando sono giovani, ma quando raggiungono il pieno sviluppo la cresta cresce con loro e raggiunge una discreta altezza; allo stesso tempo [quando crescono] il loro corpo assume un colore rosso e appare una dentellatura sulla schiena. Questo tipo [di drago] possiede anche una barba, e solleva il suo collo in alto, mentre le sue squame luccicano come l'argento; e le pupille dei suoi occhi sono costituite da una pietra ardente ... <br>&nbsp;&nbsp; Il tipo [di drago] delle pianure diventa bottino dei cacciatori quando si lancia contro un elefante; perché il risultato [di tale lotta] é la distruzione di entrambe le creature, e quelli che catturano i draghi sono ricompensati dalla raccolta degli occhi, della pelle e dei denti. Sotto molti aspetti assomiglia ad un grosso maiali, ma ha una costituzione più snella e flessibile, ed ha denti acuminati ed indistruttibili come quelli dei più grossi pesci. <br><br>&nbsp;&nbsp; I draghi delle montagne hanno squame di un colore dorato, e come lunghezza superano quelli delle pianure, ed hanno delle barbe irsute, che sono anch'esse di colore dorato; e le loro sopracciglia sono più prominenti di quanto siano quelle dei draghi della pianura, ed i loro occhi sono infossati sotto il sopracciglio, e lanciano sguardi terribili e spietati. E quando scavano la terra emettono un suono che ricorda il cozzare di due pezzi di ottone, e dalle loro creste, che sono tutte di un rosso fiammante, lampeggia un fuoco più splendente di quello di una torcia. Essi possono anche catturare gli elefanti, sebbene essi stessi vengono catturati dagli Indiani nella seguente maniera. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Essi ricamano magici simboli dorati su un manto scarlatto, che stendono di fronte alla tana dopo averli incantati fino a farli addormentare per mezzo di quei simboli; perché questa é l'unica maniera di sopraffare gli occhi del drago, che altrimenti sono inflessibili, ed una misteriosa formula viene cantata da loro per poterlo sopraffare ... quindi gli Indiani gli saltano addosso mentre é lì fermo e lo uccidono a colpi di ascia, e dopo avere reciso la testa lo privano delle sue gemme. <br>&nbsp;&nbsp; Ed essi dicono che nelle teste dei draghi di montagna si trovano delle pietre dai colori accesi, che emettono lampi di tutti i colori, e posseggono dei poteri mistici se disposti in cerchio ... Ma spesso l'indiano, nonostante la sua astuzia e la sua ascia, viene catturato dal drago che lo porta nella sua tana ... <br><br>&nbsp;&nbsp; Di questi draghi si dice pure che abitino le montagne in prossimità del Mar Rosso, e si dice che siano stati uditi sibilare terribilmente e che siano stati visti andare fino alla riva e nuotare per un lungo tratto. <br>&nbsp;&nbsp;È stato impossibile tuttavia accertarsi del numero di anni che queste creature vivono. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <i>Filostrato</i></span></font> </div> </tD></tR> </table> <br> </center> <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Sono decine le storie di avvistamenti, in epoca moderna, di "rettili volanti" o più specificamente di pterosauri. Qui sotto riporto solo alcune di quelle che ritengo più significative e verosimili.<br><br> <table BORDER=2 BORDERCOLOR="#BBBBff" CELLPADDING=8 CELLSPACING=4> <tr><td> <div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b> 1 - Un piccolo aereo rischia lo scontro con un enorme volatile</b>: la testimonianza mi sembra rilevante perché i testimoni sono tanti, e poi c'é da chiedersi perché mai un antropologo dovrebbe rischiare di essere preso in giro dai colleghi e di bruciarsi la carriera inventandosi una storia come questa che per la scienza ufficiale risulta completamente assurda. </font></div> </td></tr> <tr><td> <div align=justify><font size=3> <span style='font-family:"Georgia"'> &nbsp;&nbsp; Nel 1992 il settimanale australiano "People" ha pubblicato la storia di un piccolo aereo che si é quasi scontrato con una "gigantesca lucertola volante" nel cielo che sovrasta la giungla del Brasile, al di sopra di un rilievo montuoso. Tutti i passeggeri, il pilota e la hostess hanno visto quel mostro volante. <br>&nbsp;&nbsp; L'antropologo statunitense George Biles che si trovava a bordo di quel piccolo aereo con 24 passeggeri ha dichiarato: "Quello era chiaramente un esemplare di pterodattilo bianco con un'apertura alare gigantesca. Naturalmente avevo già sentito parlare da diversi anni di questi racconti su creature preistoriche che ancora esisterebbero in Amazzonia. Ma ero scettico come chiunque altro. Eppure quello non era un aeroplano o un UFO che volava vicino a noi. Era uno pterodattilo." <br>&nbsp;&nbsp; Secondo il racconto del settimanale People lo pterodattilo stava volando accanto all'aereo mentre questo si preparava ad atterrare ed il pilota aveva virato per evitare la collisione con il gigantesco volatile. </td></tr> <tr><td> <div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b> 2 - Un avvistamento di pterosauri a Cuba:</b> l'avvistamento sembra credibile perché ci si immagina che un militare che riporta simili storie non venga visto di buon occhio dai superiori e che quindi abbia pochi interesse a inventarsi tutto. Particolare non indifferente è il disegno del testimone oculare che però sembra mostrare uno pteranodonte con la coda di un ranforinco. Lo stesso testimone si rende conto di questa incongruenza e quindi sicuramente la sua non é una menzogna mal costruita; se avesse voluto inventarsi un falso avvistamento avrebbe eseguito un disegno più o meno standardizzato di uno pterosauro quale lo si può vedere in un qualsiasi libro illustrato. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quel suo disegno potrebbe quindi indicare l'effettivo riconoscimento di una specie fino adesso sconosciuto di ranforincoidi con una protuberanza dietro la testa simile a quella dello pteranodonte. Anche la disposizione delle dita non é quella classica degli pterosauri, vista l'apparente aggiunta di due dita allungate per sostenere la membrana alare. Difficile dire se ci si trovi di nuovo di fronte ad una caratteristica peculiare di una specie finora sconosciuta o ad un errore di interpretazione (sostegni di cartilagine scambiati per dita?). </font></div> </td></tr> <tr><td> <div align=justify> <FONT SIZE=3> <span style='font-family:"Georgia"'> &nbsp;&nbsp; <b> Eskin Kuhn, militare statunitense, riporta il suo avvistamento del 1971</b> <br><br><img src="ptero_11.jpg" align=right hspace=8 vspace=3>&nbsp;&nbsp; Era una chiara e calda giornata di sole. Io stavo guardando in direzione dell'oceano quando ho visto qualcosa di incredibile che mi ha ipnotizzato. Sono un artista ed ho un occhio addestrato alla visione dei dettagli, ed ero determinato a compenetrarmi in quella visione per poi registrarla su un disegno. <br><br>&nbsp;&nbsp; Ho visto due pterosauri volare insieme a bassa quota, forse 30 metri, molto vicini al posto in cui mi trovavo, in modo tale da permettermi di avere una visione perfetta di quelle due creature. <br>&nbsp;&nbsp; Il ritmo delle loro larghe ali era molto grazioso, lento, e comunque stavano volando, non solamente planando, come ho visto fare ai tacchini nello stato dell'Ohio. <br><br>&nbsp;&nbsp; La velocità con cui muovevano le ali era alquanto simile a quello dei corvi, forse un po' più lenta, ma il loro movimento era molto aggraziato. La struttura delle ali ed il tessuto di cui erano costituite apparivano molto simili a quelli dei pipistrelli: ali agganciate alle mani con un dito allungato che arriva fino alla punta dell'ala, due dita corte, e altre che vanno verso l'orlo dell'ala per stendere la membrana come negli aquiloni. <br>&nbsp;&nbsp; Gli pterosauri che io ho visto avevano le corte zampe posteriori attaccate alla parte posteriore dell'ala ed avevano una lunga coda con un ciuffo di peli alla fine. La testa ea sproporzionatamente grande, con una lunga cresta che sporgeva dietro, un lungo becco, un lungo collo. Il torace delle creature era prominente, si sporgeva in avanti come la prua di una vecchia nave. Le vertebre delle loro schiene erano notevoli, soprattutto quelle all'altezza delle spalle. Stimerei la loro apertura alare in circa 3 metri, la dimensione del corpo poco meno di un metro e mezzo, ma non essendoci punti di riferimento in quel cielo sgombro, queste misure restano un poco incerte. <br><br>&nbsp;&nbsp; Non so perché ho fatto un errore [<i>nel disegno N.d.T.</i>] piuttosto stupido ... le "mani" degli pterosauri erano strane, il pollice e le altre due dita erano corte - come nel disegno - ma le altre due erano estremamente lunghe, ed erano come delle stecche che sostenevano le ali. Ho disegnato solo una di queste stecche e posso solo attribuire questo alla mia giovinezza ed alla mancanza di disciplina artistica ... <br>&nbsp;&nbsp; Le raffigurazioni del National Geographic sono senza la coda piumata; e probabilmente ne esisteva una varietà che aveva quelle sembianze ... ma non avrebbe volato in quella maniera aggraziata e senza sforzo che hanno mostrato le due creature che io ho visto ... prima lente, poi una pausa, poi in planata, poi un leggero battere d'ali e una risalita, etc. <br>&nbsp;&nbsp; Non c'é possibilità di attribuire ciò che ho visto ad una qualche confusione, era pieno giorno, nella pausa di un giorno lavorativo, nessuna baldoria, nessuna droga, sole luminoso e piena visibilità, ed una vista acuta che mi qualificava come esperto tiratore del corpo della Marina. </font> </div> </td></tr> <tr><td> <div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b> <a name=tomb>3 - Un avvistamento del 1890:</a> </b> la testimonianza sembra rilevante per il fatto che nessuno all'epoca del fatto (in quel lontano 1890, e in quello sperduto paesino dell'Arizona) ha menzionato gli pterosauri, e quindi c'è da chiedersi come delle persone abbiano potuto "inventarsi" un mostro così stranamente rispondente alla morfologia di uno di quei rettili alati della preistoria senza presumibilmente conoscerlo. Ricordiamo che i primi fossili di pterosauro furono scoperti all'inizio del 1800 e che il primo pterosauro americano fu ritrovato nel 1871. Sembra alquanto plausibile che né i lavoratori del ranch che raccontano di avere ucciso il rettile alato, né i giornalisti di quel paesino, avessero mai sentito parlare di pterosauri. D'altronde stiamo parlando del 1871, non del 1971, e le raffigurazioni degli pterosauri e dei dinosauri non erano così facili da reperire come adesso.<br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Bisogna ammettere che le misure che le misure di questo "mostro" sembrerebbero davvero fuori scala, 50 metri di apertura alare contro i 14 metri del più grande pterosauro che fino adesso é stato scoperto. Ma é anche vero che le misure riportate sono state eseguite presumibilmente senza un metro, e che chi ha vissuto una simile avventura potrebbe avere benissimo esagerato un poco per darsi delle arie. D'altronde non é nemmeno da escludere che siano esistiti pterosauri più grandi di quelli finora ritrovati nei fossili. Per il resto giudicate voi. </font></div> </td></tr> <TR><TD><div align=justify> <FONT SIZE=3> <span style='font-family:"Georgia"'> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <b>Dal giornale Tombstone Epitaph del 26 Aprile 1890 (vedi foto sulla destra)</b><br> <img src="ptero_news.jpg" align=right hspace=8 vspace=18><br> &nbsp;&nbsp; Un mostro alato, dalle sembianze di un enorme alligatore con una coda estremamente lunga ed un immenso paio di ali, é stato trovato nel deserto fra le montagne Whetstone e le montagne Huachuca la scorsa domenica da due lavoratori di un ranch che stavano tornando a casa dalle Huachucas.<br> &nbsp;&nbsp; La creatura era evidentemente esausta dopo un lungo volo, e quando fu scoperta non era in grado di spostarsi se non per piccoli voli successivi. Dopo lo sgomento provato in un primo momento, i due uomini, che erano a cavallo ed armati di fucili Winchester, hanno ripreso abbastanza coraggio per seguire il mostro, e dopo un'eccitante caccia che li ha portati a percorrere diverse miglia sono riusciti ad avvicinarsi abbastanza per sparare coi loro fucili e ferire l'animale. <br> &nbsp;&nbsp; La creatura allora si é gettata a sua volta contro i suoi aggressori, ma i due uomini sono riusciti a tenersi alla larga perché ormai l'animale versava in cattive condizioni, e dopo pochi altri spari ben diretti il mostro é caduto riverso al suolo, immobile. <br>&nbsp;&nbsp; Gli uomini si sono avvicinati con cautela, con i cavalli che sbuffavano per il terrore, e si sono resi conto che il mostro era morto. Allora hanno proceduto a fare un esame [del mostro] ed hanno trovato che misurava circa 27 metri e mezzo di lunghezza e che il diametro maggiore [del corpo] era di circa un metro e mezzo. <br> &nbsp;&nbsp; Il mostro aveva solo due piedi, situati a piccola distanza da dove le ali erano unite al corpo. La testa era, secondo la loro stima, lunga circa 2 metri e mezzo, con le mascelle che portavano numerosi denti forti ed acuminati. I suoi occhi erano larghi come un piatto per la cena e si sporgevano per metà dalla testa. <br>&nbsp;&nbsp; Gli uomini hanno avuto qualche difficoltà a misurare le ali, in quanto erano parzialmente ripiegate sotto il corpo, ma finalmente sono riusciti a spiegarne una in maniera sufficiente per ottenere una misurazione di 23 metri e mezzo, il che porta la lunghezza totale dell'apertura alare a circa 48 metri. <br>&nbsp;&nbsp; L'ala era composta da una membrana spessa e quasi trasparente ed era priva di penne, piume e pelo, così come l'intero corpo. La pelle del corpo era invece più sottile e veniva facilmente penetrata dai proiettili. <br>&nbsp;&nbsp; I due uomini hanno tagliato una piccola porzione dell'estremità dell'ala e se la sono portata a casa. La scorsa notte sul tardi uno di loro é arrivato in questa città per fare provviste e per preparare l'operazione di scorticamento della creatura, la cui pelle verrà spedita all'est per essere esaminata da eminenti scienziati. <br>&nbsp;&nbsp; Lo scopritore é ritornato sul posto questa mattina presto accompagnato da diversi uomini robusti che cercheranno di portare la strana creatura in città prima che venga mutilata. </span></font></div> </tD></tR> </table> <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; In questi anni le testimonianze più frequenti di avvistamenti di rettili volanti vengono dall'America, ma forse ciò succede perché in luoghi meno "civilizzati" i nativi non chiamano i giornalisti per annunciare l'avvistamento di uno pterosauro, anche perché in certe aree geografiche l'avvistamento di un rettile volante non é considerata una cosa né strana né inusuale. <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Sarebbe quindi il caso di approfondire la nostra conoscenza di due creature che la "scienza ufficiale" si é sempre ostinata a definire "leggendarie" ma che potrebbero essere anch'esse degli pterosauri: si tratta del ropen della Papua Nuova Guinea e del kongamato dello Zambia. <br> <br> <table BORDER=2 BORDERCOLOR="#BBBBff"CELLPADDING=8 CELLSPACING=4> <TR><TD><div align=justify><font size=5> <a name=ropen> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <span style='font-family:"Verdana"'> <b>Il ropen e i suoi avvistamenti</b></span> </a></font> </td></tr> <TR><TD> <img src="ropen.jpg" ALIGN=RIGHT hspace=9 vspace=3> <div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; La prima testimonianza storica della presunta esistenza di "mostri alati" nella regione é una curiosa carta di navigazione del 1595 che avvisa i marinai di stare attenti ad un certo tipo di "mostri marini"; il disegno riportato nella carta è presentato qui accanto. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; In esso si notano un lungo becco che potrebbe anche essere quello di un uccello, ma due ali visibilmente prive di penne e piume, simili a quelle di un pipistrello, e una lunga coda con una piccola appendice biforcuta (vagamente simile a quella degli Pterosauri Ranforincoidi) <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ovviamente il disegno non é molto preciso e potrebbe anche trattarsi semplicemente di un animale di fantasia; non si può però nemmeno escludere che possa trattarsi del disegno di un animale tracciato a partire dalle descrizioni dei nativi locali né che si possa trattare della raffigurazione di uno pterosauro ranforincoide disegnato in maniera imprecisa in seguito a qualche fugace avvistamento. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; In effetti se si tralasciano i dettagli si riconoscono (seppure mal disegnate) tutte le strutture caratteristiche: un becco lungo, due ali membranose e una lunga coda che termina con una banderuola. <br> <br> <img src="pteranodonte.jpg" align=right hspace=8 vspace=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; La prima testimonianza in tempi recenti é invece quella di Duane Hodgkinson, che si trovava nel 1944 a Finschhafen (in Papua Nuova Guinea) come militare. Egli racconta che una sera di agosto, mentre avanzava in una radura assieme ad un altro militare, vide una grande creatura volare nel cielo, rendendosi subito conto che non si poteva trattare di un uccello. Secondo la sue testimonianza raccontata nel libro  Searching for Ropens (alla ricerca dei ropen) edito nel 2006, l'animale era grigio, con una coda lunga fra i 3 metri ed i 4 metri e mezzo, aveva almeno 6 metri di apertura alare, un collo serpentino, il becco, e sul retro del suo capo si trovava una lunga appendice. Ovvia la somiglianza di tale descrizione con l anatomia degli pterosauri del genere pteranodonte (vedi rappresentazione qui sopra). Stimò che il volatile avesse un'apertura alare di almeno 6 metri, di colore grigio scuro, con un becco, un lungo collo serpentino ed una cresta che sormontava la testa. <br> <br> <img src="ropen_1.jpg" align=right hspace=8 vspace=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Il ropen é descritto come una creatura notturna, con due ali di pelle come un pipistrello, una lunga coda con una flangia alla fine della coda, un becco pieno di denti, e artigli taglienti come lame di rasoio. <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Qui accanto una ricostruzione che tiene conto delle descrizioni fornite dai testimoni oculari (tutti nativi) degli avvistamenti più recenti. Ciò che salta agli occhi immediatamente é l'incredibile rassomiglianza con il disegno di Kuhn relativo al suo avvistamento a Cuba, somiglianza ancora più notevole dal momento che é difficile ipotizzare un qualsiasi contatto fra Kuhn ed i nativi della Papua Nuova Guinea. <br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Jim Blume, che è stato missionario per trenta anni in Papua Nuova Guinea, ha intervistato dozzine di testimoni oculari della creatura che alcuni abitanti di quelle isole chiamano  ropen. <BR> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Dalle notize da lui raccolte si dedurrebbe che il ropen ha una lunga coda, che secondo alcune testimonianze porta una flangia sulla punta; le ali sono molto simili a quelle del pipistrello, con mani a metà dell'ala, e alcuni ropen raggiungono un'apertura alare di 6 metri, sebbene nelle isole del nord essi sono più piccoli, con un'apertura alare di circa un metro. Il lungo becco é simile a quello di un pellicano ma c'é una protuberanza sul retro del capo. <BR> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Alcuni dei ropen più grandi (e più scuri) sarebbero pericolosi, e a volte ucciderebero persino un uomo adulto. Secondo quanto é stato riferito dai nativi nel 1985, ad ovest di Finschhafen, un uomo fu attaccato da un ropen mentre lavorava nel suo giardino. Quando gli altri abitanti del villaggio sono accorsi a causa dei rumori era ormai troppo tardi: la creatura simile ad uno pterosauro si era portato con sé l'uomo sopra un grande albero e se lo stava mangiando. <br> <BR> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Jonathan Whitcomb é andato nel 2004 nell'isola di Umboi (Papa nuova Guinea), dove ci sono numerosi casi di avvistamenti di quegli strani volatili. Non é riuscito a vederli direttamente (ci sono state finora tre spedizioni di uomini occidentali ma l'unico loro "avvistamento" é stato quello di una indistinta sagoma luminosa) ma ha intervistato anche lui numerosi testimoni oculari che gli hanno raccontato dei loro avvistamenti del ropen. Dalla raccolta di tali testimonianze é nato il suo libro "Searching for ropens". <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Secondo quanto riferisce Jonathan Whitcomb, quando una tribù ha una superstizione riguardo ai ropen, e i racconti dei testimoni noncontengono nessuno di questi elementi superstiziosi, allora le superstizioni locali sono irrilevanti al fine di giudicare la credibilità dei testimoni. Sull'isola di Island molti racconti dei testimoni oculari non contengono elementi superstiziosi. <BR><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Secondo quanto riferiscono i testimoni i ropen avrebbero la caratteristica di essere bioluminescenti, avrebbero cioé la capacità di emettere della luce come le lucciole (caratteristica condivisa anche da esseri più grandi come certi pesci e celenterati). Gli indigeni si riferiscono a queste "luci notturne volanti" chiamandole "indava", che sono state osservate (e filmate) anche da Paul Nation, un texano di Granbury che nel November del 2006 si trovava in Papua Nuova Guinea. Molte persone hanno riferito l'avvistamento di globi luminosi che si spostano orizzontalmente e che quindi non potrebbero essere scambiati per meteore. Il nativo Jonah Jim ha visto (assieme alla sua famiglia) quello che potrebbe essere un ropen bioluminescente volare verso il lago Pung; egli ha infatti osservato sia il globo di luce che una lunga coda. <BR> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Sull'isola di Umboi, intorno al 1994, 7 ragazzi si sono avventurati verso il lago Pung. Dopo pochi minuti sono stati terrificati dalla vista di un gigantesco ropen che volava sul lago. Tre di loro sono stati successivamente intervistati e l'intervista é stata registrata. Esperti hanno concluso che se la loro testimonianza corrisponde ad un resoconto reale quello che hanno visto non é un pipistrello della specie "volpe volante" né alcun tipo di uccello o pipistrello noto. La migliore spiegazione sembrerebbe essere l'avvistamento di uno pterosauro gigante del sottordine ranforincoidi. <br> <BR> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Prima che venissero usate le bare nell'isola di Umboi, i morti venivano sepolti nella terra, ma qualche volta una fossa veniva aperta mentre il villaggio dormiva. Nel 1949, nel villaggio Gomlongon, un ragazzo di nome Michael ha osservato una di queste strane incursioni notturne da parte di un oggetto luminoso che si posò su una tomba; il mattino dopo la tomba era vuota. Due specie di pterosauri sembra (dai resoconti raccolti) che potrebbero sopravvivere in Papua Nuova Guinea. Una specie più piccola che sembra abiti nelle caverne che si trovano nelle isole Rambunzo dell arcipelago Bismarck. Le testimonianze sembrano corrispondere allo pterosauro del genere Rhamphorhynchus, con apertura alare di circa un metro. Similmente al Kongomato del Kenya, anche del Ropen di dice che apprezzi la carne degli uomini morti e che abbia fatto la sua apparizione ai funerali dei nativi in presenza di missionari occidentali. Carl E. Baugh del Creation Evidence Museum (Museo dell'Evidenza della Creazione) ha condotto una spedizione a Manus assieme al missionario Jim Blume, ed ha riferito l'osservazione di una di queste creature con un telescopio attrezzato per la visione notturna; il mattino successivo ha scattato una fotografia di una strana impronta nella sabbia. <br> <BR> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 1987 Tyson Hughes, un missionario Inglese che aveva l'incarico di aiutare le popolazioni tribali dell'isola di Ceram in Indonesia ascoltò dai nativi storie di una creatura spaventosa chiamata Orang-bati (ovvero "uomo con le ali") dotata di enormi ali di pelle come un pipistrello che viveva nelle caverne del Monte Kairatu, un vulcano estino situato nel centro dell'isola. Probabilmente questa creatura è simile al ropen dell'adiacente Papua Nuova Guinea. <BR> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 2004 Jacob Kepas abitante della città di Lae, Papua New Guinea ha riferito in un'intervista che quando era un ragazzo, e viveva nella città di Wau, ha visto un'animale chiamato seklo-bali. La descrizione di tale creatura sembra corrispondere a quella del ropen del'isola Umboi. Il nome seklo-bali significa  colui che porta con sé il suo letto" e potrebbe riferirsi alle vongole giganti che a detta di alcune persone sarebbero il cibo di tali animali. Se il seklo-bali portasse con sé una vongola gigante per poi cibarsene potrebbe dare appunto l'impressione di "portarsi dietro il suo letto". <br> <br> </font></div> </td></tr> </table> <br> <table BORDER=2 BORDERCOLOR="#BBBBff"CELLPADDING=8 CELLSPACING=4> <TR><TD><div align=justify><font size=6> <a name=ropen> &nbsp;&nbsp;&nbsp; <span style='font-family:"Verdana"'> <b>Il Kongamato e i suoi avvistamenti</b></span> </a></font> </td></tr> <TR><TD> <div align=justify><font size=3> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Nella boscaglia dell'Africa centro-orientale i popoli indigeni riferiscono l'esistenza di una creatura volante chiamata kongamato. Questa notizia arrivò in occidente quando l'esploratore Frank Welland lo descrisse nel suo libro del 1932 intitolato "In Witchbound Africa". <br><br><img src="ptero_13.jpg" align=right hspace=8 vspace=3>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il kongamato (parola che significa nell'idioma locale africano "sopraffattore di barche") é descritto come una grande creatura rossastra con ali di pelle, senza penne o piume. Secondo quanto riferisce Welland ai testimoni oculari che ne hanno riferito l'avvistamento sono state mostrate immagini di diversi animali volanti, alcuni dei quali estinti come gli pterosauri. Tutti quanti, nessuno escluso, hanno identificato il kongamato nella raffigurazione dello pterodattilo. Secondo le parole di Welland "i nativi non lo considerano qualcosa di innaturale come un mulombe [demonio] ma come qualcosa di molto spaventoso, come un leone che si cibi di uomini o un elefante solitario [che vive fuori dal branco ed é molto irascibile, n.d.T.] ma infinitamente peggiore ... ho menzionato il Jiundu swamp [nord ovest dello Zambia] come uno dei luoghi dove dicono che si rifugi il kongamato, e devo dire che quello é proprio il tipo di posto dove un simile tipo di rettile potrebbe vivere." (Welland, 1932, pp. 238, 240) <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; "I Kaonde della provincia nord occidentale [dello Zambia] sono soliti portare amuleti chiamati "muchi wa Kongamato" per proteggersi dal kongamato nella traversata di certi fiumi ... La creature veniva descritta dai vecchi Kaonde come una enorme lucertola rossa con ali membranose come quelle di un pipistrello, dall'apertura alare di più di un metro e mezzo, e con denti nel suo enorme becco. <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Negli anni '20 del 1900 Headman Kanyinga, un uomo dell'area Jiwundu Swamp vicino al confine con lo Zaire ha identificato immediatamente come Kongamato una raffigurazione di pterodattilo ... Nel 1958 il giornalista scientifico Maurice Burton ha scirtto nel giornale "Illustrated London News" che vi erano stati diverse segnalazioni provenienti dall'Africa di un animale simile allo pterodattilo, e che si supponesse che l'area della palude di Bangweulu potesse essere uno degli habitat di tali creature. Egli ha puntualizzato che di fronte alle coste dell'Africa é stato catturato dai pescatori il celacanto, un pesce contemporaneo degli pterodattili ..." (Hobson, Dick, Tales of Zambia, 1996, p. 149.) <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sebbene i draghi siano scomparsi completamente da tutti i moderni lavori di storia naturale l'idea della loro esistenza era ancora considerata alquanto ortodossa fino al 1700. Per esempio Pigafetta, in un resoconto sul regno del Congo (The Harleian Collections of Travels, vol. ii, 1745, p. 457.) afferma (citando anche le parole del portoghese E. Lopes) che nella <br><br> <font size=3><span style='font-family:"Georgia"'>"zona costiera che va dal fiume Ambrize fino al fiume Coanza andando verso sud ha appreso che ci sono inoltre certe altre creature che, essendo grandi come un montone, hanno ali come i draghi, con lunghe code e lunghi mascelle, e diverse file di denti, e si nutrono di carne cruda. Il loro colore é blu e verde, la loro pelle sembra ricoperta di squame, e hanno solo due zampe. I negri pagani li adoravano come dei ... E siccome essi sono molto rari, curiosamente i capi locali li proteggono, e permettono alla gente di adorarli, la qual cosa va a loro profitto a causa dei regali e dele oblazioni che la gente offre loro." </span><br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; E John Barbot, agente generale della Compagnia Reale Africana, nella sua descrizione delle coste della guinea del Sud, (Churchill, Collections of Voyages, 1746, p. 213.) afferma: <br><br> <span style='font-family:"Georgia"'>&nbsp;&nbsp;&nbsp; "Alcuni negri mi assicurano che ...ci sono serpenti alati o draghi che hanno una coda a forked tail e una bocca prodigiosamente grande, piene di denti acuminati, estremamente perciolosi per l'uomo, e particolarmente per i bambini piccoli."</span></font>" (Gould, Charles, Mythical Monsters, W.H. Allen & Co., London, 1886, pages 136-138).<br> <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il dottor J.L.B. Smith (famoso per la sue investigazione sul "fossile vivente", il celacanto Latimeria) scrisse nel suo libro "Old Fourlegs" (Antichi quadrupedi) del 1956 a proposito di draghi volanti che vivevano vicino al Monte Kilimanjaro, in Tanzania: <span style='font-family:"Georgia"'>"... un uomo una notte ha visto da vicino tale creatura che volava. Non metto in dubbio che esista almeno la possibillità che tale creatura possa ancora esistere"</span>. (Smith, J.L.B., Old Fourlegs, 1956, pp. 108-109.). <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel libro <i>In cerca dei sopravvissuti della preistoria</i> (Shuker, Karl, <i>In Search of Prehistoric Survivors</i>, 1995, p. 49.) si legge di un guardiacaccia di nome A. Blaney Percival che trovavandosi in Kenya e notò delle strane impronte di un animale che rivelavano solo due zampe e una pesante coda; egli le mise in relazione con un essere che secondi i nativi di Kitui Wakamba vola giù dal monte Kenya ogni notte e che essi chiamano "Batamzinga." <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un resoconto molto credibile di un avvistamento vicino al lago Bangweulu (nello Zambia) é stato descritto nel 1956 dall'ingegnere J.P.F. Brown e riportato il 2 Aprile 1957 dal giornale Rhodesia Herald. Brown stava tornando in automobile a Salisbury da una visita a Kasenga nello Zaire. Alle 6 del pomeriggio, nel fare una sosta a Fort Rosebery, appena ad ovest del Lago Bangweulu, ha visto due creature che volavano lentamente e silenziosamente nel cielo. Notò che avevano un aspetto preistorico, con lunghe code e teste strette. Egli stimò che avessero un'apertura alare di circa 1 metro. Quando uno dei due animali aprì la bocca Brown poté notare un gran numero di denti acuminati. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Altri racconti su simili creature vengono dalla tribù degli Awemba i quali asseriscono che essi vivono all'interno di grotte nei dirupi vicino alla sorgente del fiume Zambesi. Nel 1957, in un ospedale di Fort Rosebery (ad appena un anno dall'avvistamento del signor Brown e nella stessa località) é stato curato un paziente che presentava ferite gravi alla schiena. Il nativo ha poi raccontato che un grosso uccello l'aveva attaccato nella palude di Bangweulu. Quando gli fu chiesto di disegnare tale uccello egli disegnò un animale che somigliava a uno pterosauro. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel Camerun dell'ovest i nativi riferiscono di una creatura notturna simile ad un pipistrello chiamata Olitu. Dall'aspetto simile al Kongamato, questa creatura fu osservata nel 1932 da una squadra di esplorazione guidata da Ivan Sanderson nel 1932. Ma anche in tempi più recenti si hanno notize del Kongomato. Nel 1998 Steve Romandi-Menya, un studente Kenyano che si trovava in Louisiana per uno scambio culturale ha dichiarato che il Kongomato è ancora noto alla gente del suo paese che vive nella boscaglia. Secondo quanto ha riferito si dice che quell'animale si nutra di carne umana in decomposizione e che che tiri fuori i cadaveri che non sono stati sepolti sufficientemente in profondità. <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel 1942 il capitano Charles R.S. Pitman ha scritto un libro che descrive dettagliatamente la fauna dell'Uganda e delle regioni circostanti. Egli registra le paure superstiziose dei nativi riguardo all'animale irace, che cacciano di giorno ma di cui hanno paura di notte (posare gli occhi su di esso la notte sarebbe mortalmente pericoloso). Poi passa a descrivere un'altra paura dei nativi: <br><br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span style='font-family:"Georgia"'>"Quando ero in nella Rhodesia del nord ho sentito parlare di un animale leggendario a cui si attribuscono simili poteri mortali che mi ha incuriosito considerabilmente. Di esso si narra che una volta cacciava, e forse caccia ancora, in una densa foresta lacustre nelle vicinanze dei confini col Congo e con l'Angola. Anche guardare questo animale causerebbe la morte. Ma la più intrigante caratteristica di questa bestia misteriosa é la sua somiglianza da una parte coi pipistrelli e dall'altra con gli uccelli ed il suo essere di enormi dimensioni, caratteristiche che ricordano lo pterodattilo preistorico. Da dove sarebbe venuta ai primitivi africani una tale fantasiosa idea?"</span> (Pitman, C.R.S, <i>A Game Warden Takes Stock</i> ovvero <i>Un guardacaccia fa il punto</i>, 1942, pp. 202-203) <br><br> </font></div> </td></tr> </table> <br> &nbsp;&nbsp;&nbsp;<b>Leggi l'articolo seguente sullo <a href="http://scienzamarcia.altervista.org/stegosauro.html">stegosauro cambogiano</a></b>. <br><br> <br><center><table border=5 cellspacing=3 cellpadding=6> <tr> <td bgcolor="#DDDDDD"> <font size=4><center>l'avvelenamento intenzionale dell'aria che respiriamo<br> <a href=dossier.html><b> <font size=4>leggi il DOSSIER SULLE SCIE CHIMICHE</font></center></b></a> </font> </td> <td bgcolor="#DDDDDD"> <font size=4><center>vai all' <a href="index.html"><b><br> <font size=4>indice del sito</font></center></b></a> </font> </td> </tr> </table> </CENTER> </div> </BODY> </HTML>