6. - PERCHÉ LA SCIENZA DELL'AIDS HA SBAGLIATO?

6.1. - L'EREDITÀ DELLA FORTUNATA TEORIA DEI GERMI: UNA TENDENZA CONTRARIA AI PATOGENI NON INFETTIVI.

Diversamente da ogni altra ipotesi scientifica, l'ipotesi virale dell'AIDS divenne il dogma nazionale americano prima di essere stata esaminata dalla comunità scientifica. Essa era stata annunciata dal segretario degli Health and Human Services nel 1984, prima di essere stata pubblicata nella letteratura scientifica. Diversamente da ogni altra ipotesi medica, essa conquistò il mondo senza portare alcun frutto in termini di vantaggi per la salute pubblica. Già dal principio l'ipotesi ha assorbito il potenziale critico dei suoi molti seguaci con il problema se fosse stato il francese Montagnier o lo statunitense Gallo a vincere la corsa per l'isolamento del "virus dell'AIDS", e a chi di loro appartenevano i cospicui diritti di brevetto dell"'AIDS-test". Questo problema fu talmente importante che i presidenti delle due nazioni furono chiamati a firmare un accordo, e fu pubblicato dai due antagonisti un documento di revisione in cui la loro feroce controversia veniva descritta come una "cordiale intesa" contro il reale nemico, il "mortale virus dell'AIDS" (Gallo e Montagnier, 1987). Durante gli anni '80 i resoconti della stampa chiamarono costantemente l'HIV "il virus mortale" (Duesberg, 1989c).

Chiaramente l 'entusiastica accoglienza dell'ipotesi virale dell'AIDS non era basata sul suo rigore scientifico né sui suoi frutti. Aveva invece le sue fondamenta nell'ammirazione e nel rispetto universali per la teoria dei germi. La teoria dei germi della fine del XIX sec. segnò la fine dell'era delle malattie infettive, che ora rappresentano meno dell' 1% della mortalità nel mondo occidentale (Cairns, 1978). Essa celebrava il suo ultimo trionfo negli anni '50 con l'eliminazione dell' epidemia di polio per mezzo dei vaccini antivirali.
Ma la teoria dei germi continua ad infondere, sia negli scienziati che nell'opinione pubblica, la convinzione che un "buon" corpo può essere protetto da "cattivi" microbi. Di conseguenza anche il temutissimo e altamente stigmatizzante "AIDS-test", sviluppato per rilevare un "virus dell'AIDS" presumibilmente nuovo e sessualmente trasmesso, è stato venduto a tutti i governi, le associazioni mediche, ed anche ai gruppi a rischio di AIDS (Sezione 6.2), nonostante l'assenza di prove convincenti di contagiosità. Secondo le parole di un osservatore:" la base razionale per tali programmi è spesso il precedente storico dell'esame per la sifilide" che "non fu mai dimostrato che fosse efficace" e portò a "trattamenti tossici con farmaci arsenicali nella supposizione che le analisi fossero corrette" e a "gravi marchi di infamia e alla distruzione delle relazioni personali...". "Era necessario per i pazienti un regime di iniezioni dolorose, e a volte persino di due anni" (Brandt, 1988). Neanche gli epidemiologi riconobbero che l'AIDS e l'HIV si stavano diffondendo solo in gruppi a rischio comportamentale e clinico di nuova formazione e che l'HIV era un virus da lungo tempo stabilitosi nella popolazione generale di molte nazioni (sezione 3.5.1). Invece di prendere in considerazione cause non infettive, essi simularono dei "coagenti"(Eggers e Weyer, 1991) e degli "scenari misti" (Anderson e May, 1992) per nascondere le crescenti discrepanze tra HIV e AIDS ed intimidirono gli scettici con previsioni apocalittiche di pandemie di AIDS tra la popolazione generale di molte nazioni che portarono le paure ed i fondi (per le ricerche) a livelli senza precedenti (sezione 1) (Heyward e Curran, 1988; Mann et al., 1988; Mana e la GlobaI AIDS Policy Coalition, 1992; Anderson e May, 1992).

Anche ora, in un'epoca libera dalle malattie infettive ma piena di prodotti chimici fatti dall'uomo, scienziati e opinione pubblica condividono un'incredibile preferenza per i patogeni infettivi rispetto a quelli non infettivi. Entrambi condividono un'obsoleta microbofobia ma tollerano il consumo o anche indulgono nel consumo di numerose droghe, mediche o stupefacenti. Inoltre gli scienziati progressisti e chi si occupa di politica non sono interessati agli stupefacenti, alle droghe mediche e alle tossine ambientali prodotte dall'uomo come cause di malattie, dato che i meccanismi e la patogenesi sono prevedibili. Inoltre la prevenzione delle malattie da droga è scientificamente volgare e commercialmente indesiderabile.
Al contrario i patogeni microbici e soprattutto virali sono per gli scienziati scientificamente e commercialmente attraenti. A cominciare da Peyton Rous almeno 10 Premi Nobel sono stati dati negli ultimi 25 anni a virologi. E molti virologi sono diventati biotecnici di successo. Per esempio, un test del sangue per rilevare un virus è un buon affare se il test diventa obbligatorio per i 12 milioni di donazioni annue di sangue negli U.S.A., come per esempio l"'AIDS-test". Lo stesso vale per un vaccino o per un farmaco antivirale che sia approvato dalla Food and Drug Administration.

Migliaia di vite sono state sacrificate a questa inclinazione per le teorie "infettive" delle malattie, anche prima della comparsa dell'AIDS. Ad esempio il Public Health Service degli U.S.A. ha insistito per più di 10 anni, negli anni '20, che la pellagra fosse infettiva, anziche' una deficienza di vitamina B come era stato affermato da Joseph Goldberg (Bailey, 1968). la responsabilità della sifilide terziaria è comunemente attribuita ai treponema, ed è invece probabilmente dovuta all'associazione di treponema e di trattamenti a lungo termine di mercurio e arsenico, usati prima della penicillina, oppure semplicemente a questi soli trattamenti (Brandt, 1988; Fry, 1989). La responsabilità di malattie neurologiche come la malattia di Keutzfeld-Jaeob, la malattia di Alzheimer ed il kuru, è stata attribuita a virus "non convenzionali" (Gajousek, 1977). L'ora estinto kuru era probabilmente un disordine genetico che colpiva una singola tribù di nativi della Nuova Guinea (Duesberg e Schwartz, 1992). Sebbene sia stato dato un premio Nobel per questa teoria, i virus non vennero mai identificati ed ora la responsabilità di alcune di queste malattie viene attribuita ad una proteina "non convenzionale", chiamata "prion" (Evans, 1989c; Duesberg e Schwatrtz, 1992). Poco dopo questo incidente, ad un virus fu anche attribuita la responsabilità di un'epidemia mortale di neuropatia, che comprendeva la perdita della vista, che iniziò negli anni '60 in Giappone, e che si scopri' più tardi essere causata dalla prescrizione del farmaco "clioquinol" (Enterovioform, Ciba-Geigy) (Kono, 1975; Shigematzu et al., 1975). Nel 1976 i CDC attribuirono la responsabilità di un'epidemia di polmonite, scoppiata in un raduno di Legionari, ad un "nuovo" microbo, senza prendere in considerazione le tossine. Dato che la "malattia del Legionario" non si diffuse dopo il raduno e dato che il "bacillo del Legionario" si dimostrò ubiquitano, fu in seguito concluso che "gli epidemiologi dei CDC dovranno in futuro tenere in conto le tossine fin dal principio" (Culliton, 1976). Il fiasco della "malattia del Legionario" è infatti la probabile ragione per cui i CDC presero inizialmente in considerazione le tossine come causa dell'AIDS (Oppenheimer, 1992).

La ricerca di virus innocui come cause del cancro umano, sostenuta a partire dal 1971 dal Virus-Cancer Program della "War on Cancer" del National Cancer Institute, fu anch'essa ispirata da una incrollabile fede nella teoria dei germi (Greenberg, 1986; Duesberg, 1987; Shorter, 1987; Anderson, 1991; Editoriale, 1991; Duesberg e Schwartz, 1992). Per esempio si affermò negli anni '60 che il raro linfoma di Burkitt era causato dal virus ubiquitario di Epstein-Barr, 15 anni dopo l'infezione (Evans, 1989e). Ma viene ora riconosciuto che il linfoma non è virale e viene attribuito ad un riassestamento cromosomico (Duesberg e Schwartz, 1992). Inoltre fu affermato che il non contagioso cancro del collo dell'utero fosse causato dalla diffusione dell'Herpes virus negli anni '70,e dalla diffusione del virus del papilloma negli anni '80 - ma in ogni caso il cancro comparirebbe solo 30:40 anni dopo l'infezione (Evans, 1989c). Cause non infettive come anomalie cromosomiche, forse indotte dal fumo, sono state da allora prese in considerazione o riconsiderate (Duesberg e Schwartz, 1992). Inoltre l'ubiquitario virus dell'epatite fu proposto negli anni '60 come causa degli epatomi degli adulti 50 anni (!) dopo l'infezione (Evans, 1989c). Negli anni '80 fu affermato che il raro, ma ampiamente distribuito, retrovirus umano HTLV-I era la causa delle leucemie delle cellule T degli adulti (Blattner, 1990). Tuttavia le leucemie comparirebbero solo in età avanzata, dopo "periodi di latenza" fino a 55 anni, l'età in cui queste leucemie "degli adulti" compaiono spontaneamente (Evans, 1989c; Blattner, 1990; Duesberg e Schwartz, 1992). Sebbene il Virus-Cancer Program abbia prodotto dei trionfi accademici quali gli oncogeni retrovirali (Duesberg e Vogt, 1970) e la trascriptasi inversa Cremin e Mitzutani, 1970), esso è stato un completo fallimento in termini di rilevanza clinica. Infatti, l'orgoglio dei retrovirologi circa la trascriptasi inversa specifica dei retrovirus è la probabile ragione per cui l'inibizione della sintesi del DNA per mezzo dell'AZT viene percepita, anche ora, come terapia antiretrovirale "specifica" (sezione 4.3.3).

La speranza che siano i virus a causare malattie e cancri "lenti" si scontra con quattro semplici problemi: (1) le malattie o i tumori compaiono in media solo decenni dopo l'infezione; (2) i virus sono tutti inattivi, se non difettivi, durante la malattia o il cancro mortali; (3) i tumori "virali" sono tutti "clonali", derivati da una singola cellula (con un'anomalia cromosomica specifica del tumore) che è venuta fuori dai miliardi di cellule, identicamente infette, di un dato portatore; e (4) soprattutto nessun cancro umano e nessuna delle "malattie virali lente" è contagioso(Rowe, 1973; Duesberg e Schwartz, 1992).
Quindi nessuno di questi virus soddisfa i postulati di Koch, la prova del fuoco della teoria dei germi. E quindi si suppone che questi virus siano tutti molto "lenti", e che causino malattie solo dopo lunghi "periodi di latenza" che superano di decenni i brevi periodi di pochi giorni o settimane di cui questi virus necessitano per duplicarsi e per diventare immunogeni. A causa della loro notevole scarsità, difettività ed anche totale assenza in alcuni tumori e malattie lente (Duesberg e Schwartz, 1992), la ricerca dei virus latenti presumibilmente patogeni si è orientata o verso gli anticorpi antivirali, cioè "prove sieroepidemiologiche" (Blattner et al., 1988), o verso 1'RNA e il DNA virali artificialmente duplicati (sezione 3.3) o verso l"'attivazione" di virus latenti, eufemisticamente chiamata "isolazione del virus" (sezione 2.2).

Conseguentemente i virologi dell 'AIDS, del cancro e di altri virus lenti tentano di screditare i postulati di Koch in favore di "moderne concezioni di causalità". Per esempio Evans afferma che "... i postulati di Koch, che per anni sono stati grandi, dovrebbero essere sostituiti con criteri che riflettano moderne concezioni di causalità, epidemiologia e patogenesi, e i progressi tecnici" (Evans, 1992). E Blattuer, Gallo e Temin sottolineano che i postulati di Koch sono solo un "utile punto di riferimento storico" (Blattner et al., 1988), e Weiss e Jaffe trovano "bizzarro che tutti debbano pretendere una stretta aderenza a questi postulati ancora inalterati dopo 100 anni dalla loro formulazione"(Weiss e Jaffe, 1990). Ma nessuno riesce ad identificare un criterio ufficiale per i limiti di aderenza per l'ipotesi virale dell'AIDS. Inoltre si ritiene che i cofattori (a) compensino la tipica inerzia dei patogeni o carcinogeni virali, (b) abbiano un peso nella donazione dei cancri tramite un cofattore cellulare clonale e (c) aiutino a giustificare l'enorme intervallo tra le comunissime infezioni e le bassissime incidenze di malattia o cancri "lenti" che neanche i lunghi "periodi di latenza" riescono a giustificare (Duesberg e Schwartz, 1992). Il virologo dei tumori Rowe "riconobbe che il periodo di latenza poteva coprire una grande parte della vita dell'animale e che il virus non agiva da solo ma che la risposta tumorale poteva richiedere... il trattamento con un carcinogeno chimico" (Rowe, 1973).

Nonostante la totale mancanza di benefici per la salute pubblica ed anche nonostante le conseguenze negative di queste teorie, come le prognosi psicologicamente dannose circa il fatto che gli anticorpi contro l'HTLV-I o contro il virus del papilloma siano il segnale di cancri futuri (Duesberg e Schwartz, 1992), o che gli anticorpi contro l'HIV siano il segnale di AIDS futuro e necessitino di profilassi con AZT, l'opinione pubblica e la maggior parte degli scienziati sono rimasti aggrappati a queste teorie molto più a lungo di quanto fosse giustificabile in termini di prove scientifiche.
L'irresistibile attrattiva della teoria dei germi è stata alla base di ognuna di queste teorie improduttive nel passato, ed è oggi alla base dell'universale ed entusiastica approvazione per l'ipotesi virale dell'AIDS.

Ma a differenza delle errate teorie dei germi del passato, l'ipotesi virale dell'AIDS è stata un colpo di fortuna non solo per (1) i virologi e gli epidemiologi, ma anche per (2) le ditte di biotecnologia che hanno sviluppato i test per il virus ed i farmaci antivirali, (3) i pazienti affetti da AIDS che sono stati rassicurati sul fatto che la responsabilità delle loro malattie era da attribuirsi ad un virus, mandato da Dio a tutti gli esseri umani senza distinzione, e non invece a fattori comportamentali e (4) i politici che hanno dovuto affrontare l'opinione pubblica e la lobby dei gay (omosessuali) che richiedevano un'azione contro l'AIDS. Infatti l'opinione pubblica profondamente spa ventata è stata felice, ancora una volta, che le venisse offerta dagli scienziati protezione contro un altro virus "mortale", sebbene al più alto prezzo mai pagato.

6,2- GRANDI FONDI E LIMITATA COMPETENZA PARALIZZANO LA RICERCA SULL'AIDS.

Ironicamente la ricerca sull'AIDS non risente solo dell'essere legata ad un'ipotesi improduttiva, ma anche della sorprendente generosità dei fondi che riceve dai governi (sezione 1) e da fonti private coinvolte nel problema. Intesi ad ottenere una rapida soluzione al problema dell'AIDS, questi fondi hanno invece paralizzato la ricerca sull'AIDS, avendo creato un'immediata ortodossia dei retrovirologi che fieramente proteggono la loro competenza scientifica limitata al loro ambito specifico ed interessi commerciali globali (Booth, 1988; Rappoport, 1988; Nussbaum, 1990; Duesberg, 1991b, 1992b; Savitz, 1991; Connor, 1991,1992).
I principali esponenti dell'ortodossia dell'AIDS sono tutti veterani delle guerre contro i virus "lenti" e del cancro. Naturalmente erano altamente qualificati per riempire le crescenti lacune nell'ipotesi virale dell'AIDS con le loro "moderne concezioni di causalità" (EWvans, 1992), tra cui "lunghi periodi di latenza", "cofattori" e criteri di causalità "sieroepidemiologici" (sezioni 3.3, 3.4 e 3.5). Quando risultò chiaro che il meccanismo primario della patogenesi virale, che postulava l'uccisione diretta delle cellule T, non spiegava l'immunodeficienza, la sconcertante diversità delle malattie indicatrici di AIDS, le molte infezioni asintomatiche da HIV e i casi di AIDS in assenza di HIV, il metodo scientifico avrebbe richiesto una nuova ipotesi. Invece i "cacciatori" di virus hanno spostato le basi dell'ipotesi virale dell'AIDS da un inadeguato meccanismo primario ad una molteplicità di ipotetici meccanismi secondari, tra cui cofattori e periodi di latenza, per giustificare le discrepanze sempre maggiori tra HIV e AIDS. Associando questi meccanismi secondari con una grande varietà di malattie non correlate, l'ipotesi virale dell'AIDS è diventata di gran lunga la più "mercuriale" (inconsistente) ipotesi nella biologia Essa prevede diarrea o demenza o sarcoma di Kaposi o nessuna malattia entro 1,5, 10 o 20 anni dopo aver avuto 1 o 2.000 contatti sessuali con una persona HIV-anticorpo-positiva con o senza una delle malattie indicatrici di AIDS.

Ma la brillante mossa di ribattezzare dozzine di malattie non correlate con il comune nome di AIDS si è dimostrata l'arma più efficace dell"'establishment" dell'AIDS per guadagnare seguaci senza sospetti in tutti i gruppi. Facendo dell'AIDS un sinonimo del sarcoma di Kaposi, della candidosi, della demenza, della diarrea, del linfoma e della linfoadenopatia, la strada per una causa comune era spianata. Chi avrebbe mai creduto, prima dell'AIDS, che un paziente di un dentista avesse contratto la candidosi dal sarcoma di Kaposi del dottore? E quale scienziato potrebbe accettare questo fatto, anche ora, conoscendo i dati originali anziché solo i corrispondenti documenti forniti dalla stampa? Secondo il sociologo David Phiìlips "i ricercatori usano i giornali come "filtri" per aiutarli a decidere quale articolo scientifico è degno di essere letto" (Briefings, 1991) o, più spesso, di quale articolo merita sapere qualcosa.
Il controllo sulla ricerca sull'AIDS da parte dell'ortodossia dell'AIDS, sostenuta nazionalmente ed internazionalmente tramite la stampa scientifica e popolare, è pressoché totale. Essa istruisce gli scrittori scientifici che riportano fedelmente ogni "nuova scoperta" nella ricerca sull'HIV ed ogni "esplosione" dell'epidemia. Alimenta i giornali scientifici con più di 10.000 articoli sull'HIV-AIDS all'anno, e con pubblicità per il test dell'HIV e per i farmaci antivirali (Schwitzer, 1992). I medici dell'AIDS sono controllati da compagnie create, o legate da consulenza o possedute dall"'establishment" dell'AIDS (Barinaga, 1992; Schwitzer, 1992). Per esempio il "Physician's Desk Reference 1992" dà istruzioni ai medici dell'AIDS circa l'AZT per mezzo di una copia esatta delle istruzioni della Burroughs-Wellcome. Gli scrittori scientifici sono diffidati dal riportare opinioni della minoranza. Per esempio Fauci afferma: "I giornalisti che fanno troppi errori, o che sono inaccurati, vedranno diminuire le loro possibilità di accesso agli scienziati" (Fauci, 1989). E Ludlam sottolinea: "Mentre sostengo ed incoraggio a riportare le opinioni delle minoranze... Se la convinzione che l'AIDS non è dovuto all'HIV diventerà predominante... (questo) potrebbe portare direttamente alla morte di un numero infinito di individui male informati" (Ludlam, 1992). Chiunque metta in dubbio l'ipotesi viene automaticamente numericamente schiacciato e prontamente emarginato dal puro e semplice volume dell"'establishment" dell'AIDS. Per esempio i 12.000 scienziati che parteciparono alla conferenza annuale internazionale sull'AIDS, che si tenne a San Francisco nel 1990, erano solo una parte dei molti che studiano le informazioni codificate nei 9.000 nucleotidi dell'HIV. Il virologo dell'HIV Gallo, interrogato a proposito di un dissenziente, dice:
"Perché l'Institute of Medicine, la WHO, i CDC, la National Academy of Science, l'NIH, il Pasteur Institute e l'intero corpo della scienza mondiale sono al 100% d'accordo che l'HIV sia la causa dell'AIDS?" (Liversidge, 1989).

Di conseguenza non ci sono fondi "parificati" per quei ricercatori che sfidano l'ipotesi virale dell'AIDS (Duesberg, 1991b; Maddox, 1991a; Bethell, 1992; Farber, 1992; Hodgltinson, 1992). Da quando l'HIV è diventato il fuI- ero della miliardaria ricerca sull'AIDS (Caffin et al., 1986; Institute of Medicine, 1988), non c'è stato un seguito di neanche uno dei molti precedenti studi sulle responsabilità degli stimolanti sessuali e delle droghe psicoattive nell'AIDS degli omosessuali (sezioni 4.4 e 4.5). Nessuno di coloro che avevano originariamente sostenuto le responsabilità dello "stile di vita" (sezione 2.2) ha indagato se le droghe possano causare l'AIDS in assenza di HIV. Le droghe sono invece da allora state descritte, se sono state menzionate, come fattori di rischio per l'infezione da HIV (Darrow e' al., 1987; Moss et al., 1987; van Griensven e: al., 1987; Chaisson e' al., 1989; Weiss S.H., 1989; Goudsmit, 1992; Seage et al., 1992) - come se l'HIV potesse scegliere discriminatamente gli Ospiti in base alle loro abitudini in fatto di droga (Duesberg, 1992a). Ad esempio Friedman-Kien concluse nel 1982 e nel 1983, con Marmor et al. (1982) e Jaffe e' al. (1983b), che "l'esposizione nell'arco della vita ai nitriti..." era responsabile dell'AIDS (sezione 4.3.2). Nel 1990 lui ed i suoi collaboratori menzionarono appena l'uso di nitriti nei casi di sarcoma di Kaposi in persone non infette da HIV (Friedman-Kien e: al., 1990) e nel 1992 attribuirono la responsabilità dei casi di AIDS in assenza di HIV ad altri virus diversi dall'HIV, e l'uso di droghe non fu più menzionato (Huang e: al., 1992).
Allo stesso modo tutti gli studi che indagavano sull'immunodeficienza dovuta alle trasfusioni negli emofiliaci vennero congelati intorno al 1987 (tavola 3), dopo che l'ipotesi virale dell'AIDS ebbe monopolizzato la ricerca sull'AIDS. La domanda se gli emofiliaci non contagiati dall'HIV immunodeficienti (!) avrebbero mai sviluppato malattie che definiscono l'AIDS fu lasciata senza risposta ed addirittura divenne non formulabile.

Affascinati dai passati trionfi della teoria dei germi, l'opinione pubblica, i giornalisti scientifici ed anche gli scienziati di altri settori non hanno mai posto in dubbio l'autorità dei loro esperti medici, neanche quando questi non riescono a produrre risultati utili (Adams, 1989; Schwitzer, 1992). Gli scienziati sono oggetto di stima specificamente a causa della virtuale eliminazione delle malattie infettive per mezzo di vaccini ed antibiotici, sebbene la maggior parte del merito dell'eliminazione delle malattie infettive sia in realtà da attribuirsi al grande miglioramento dell'alimentazione e delle condizioni sanitarie (Stewart, 1968; Mc Keown, 1979; Moberg e Cohn, 1991; Oppenbeimer, 1992). Infatti la convinzione dell'infallibilità della scienza moderna è la sola ideologia comune del XX secolo. Per esempio in nome dell'ipotesi virale dell'AIDS del governo americano e del ricercatore americano Gallo, gli americani anticorpo-positivi sono stati accusati di "aggressione con arma mortale" per aver avuto rapporti sessuali con anticorpo-negativi, l'Africa Centrale ha destinato le sue limitate risorse al "rilevamento dell'AIDS", l'ex-URSS ha condotto 20, 2 milioni di AIDS-test nel 1990 e 29,4 milioni nel 1991 per identificare un totale di 178 sovietici anticorpo-positivi, e la Cuba comunista tiene addirittura in isolamento i suoi stessi cittadini anticorpo-positivi (sezione 3.6).

Prevedibilmente i "cacciatori" del virus dell'AIDS, nella loro ultima crociata per la teoria dei germi, non hanno nessuna considerazione per la attuale diffusione dell'uso di droghe e per le sue molte sovrapposizioni con l'AIDS americano ed europeo. Anche le prove dirette del ruolo delle droghe nell'AIDS vengono violentemente respinte dall'ortodossia dell 'A IDS da virus (Booth, 1988; Moss eI al., 1988; Kaslow et al., 1989; Baltimore e Feinberg, 1990; Ostrow et al., 1990). Il puro e semplice dubitare dei benefici terapeutici e profilattici dell'AZT solleva le proteste dell"'establishment" dell'AIDS (Baltimore e Feinberg, 1990; Weiss e Jaffe, 1990; Anonimo, 1992; Freestone, 1992; Tedder e' al., 1992). Il pregiudizio contro i patogeni non infettivi è tanto popolare che l"'establishment" dell'ATDS da virus lo usa regolarmente per intimidire coloro che propongono alternative non infettive, per censurare i loro scritti (Duesberg, l992e) ed anche per mettere in dubbio la loro integrità.

Per esempio in un articolo su "Science" sono stato chiamato un "ribelle senza una causa per l'AIDS", perche' negare l'HIV significava negare del tutto una causa. L'articolo citava Baltimore nel dire che io ero "irresponsabile e pericoloso" (Booth, 1988). Un articolo su "Nature" chiamava la mia ipotesi sulle droghe "un messaggio pericoloso" che avrebbe sminuito il "sesso sicuro", ci avrebbe fatto abbandonare gli screening dell'AIDS... e avrebbe ridotto la ricerca sui farmaci anti-HIV". "Argomentare che l'AIDS (sia) il risultato di vapori maligni (poppers (!)), "mal'aria"... (è cosa) dell'altro secolo". "...Riteniamo coloro che ci criticano dei "distruttori" impantanati in minuzie molecolari ed in miasmatiche teorie di malattia, mentre l'HIV continua a diffondersi" (Weiss e Jaffe, 1990). Si dice questo anche se l'articolo concorda che "Duesberg ha ragione nell'attirare l'attenzione sulla nostra ignoranza circa come l'HIV causi la malattia..." (Weiss e Jaffe, 1990). Altri dichiarano: "Tutti gli sforzi degli epidemiologi per legare l'AIDS all'uso di amilnitriti o altre droghe come causa diretta della malattia sono falliti... I continui tentativi di Duesberg di persuadere l'opinione pubblica a mettere in dubbio il ruolo dell'HIV nell'AIDS non si basano sui fatti" (Baltimore e Feinberg, 1990). Gallo chiama l'autore dell'articolo "Gli esperti lanciano un'allarmante sfida all'ortodossia dell'AIDS" apparso sul "Sunday Times" (Londra) (Hodgkinson, 1992): "irresponsabile sia nei miei riguardi (Gallo) sia nei riguardi dell'HIV come causa dell'AIDS" (Gallo, 1992). Inoltre Vandenbroucke e Pardoel affermano: "Se viene permesso di paragonare l'evoluzione delle teorie scientifiche con l'evoluzione della natura biologica in generale, l'episodio dei poppers (nitriti inalanti) è il Neanderthal della moderna epidemiologia" (Vandenbroucke e Pardoel, 1989).
Di conseguenza non ci sono studi che indaghino gli effetti a lungo termine delle dioghe psicoattive (Lerner, 1989; Pillai e' al., 1991; Bryant e' al., 1992). Il tossicologo Lerner sottolinea che "meno di 60 persone sono attualmente iscritte nei programmi di gruppo per l'alcoolismo e la tossicodipendenza nell'intero paese" (Lerner, 1989) sebbene circa 8 milioni di soli americani si stima usino cocaina (Weiss S.H., 1989; Finnegan et al., 1992) e molti più usino altre droghe psicoattive regolarmente (sezione 4). Questo è in contrasto con i 40.000 casi annui di AIDS che vengono studiati da almeno 40.000 ricercatori sull'AIDS di cui solo 12.000 parteciparono alla annuale Intemationai AIDS Conference di San Francisco nel 1990.

Anziche' mettere in guardia contro le droghe, l' "establishment" dell 'AI DS "insegna" al pubblico, attraverso le campagne per gli "aghi puliti", che le droghe (sebbene illegali) sono sicure, ma non lo sono i germi. Per esempio il ricercatore sull'AIDS Moss, citando la frase di Napoleone: "Adesso si inizia, poi si vedrà", raccomanda "aghi puliti" per una "riduzione dei danni" (Moss, 1987). Fiducioso nei suoi "educatori", il pubblico è inconsapevole ed anche disinformato circa i rischi per la salute degli stupefacenti. È nota a questo proposito la battuta dei due "junkies" (tossicodipendenti), che stanno dividendosi una siringa piena di una droga, in risposta ad un loro "collega" preoccupato: "Siamo tranquilli perche' usiamo un ago pulito e profilattici". I lunghi "periodi di latenza tra la gratificazione data da droghe come tabacco, alcool, cocaina e nitriti inalanti ed i loro irreversibili effetti sulla salute, sfortunatamente portano a credere al "pericoloso messaggio" che le droghe siano sicure ma che non lo siano i germi.
In particolare le vittime dell'uso di droghe preferiscono cause infettive uguali per tutti a cause non infettive dovute ad abitudini comportamentali che implicano una responsabilità personale (Shilts, 1985; Lauritzen e Wilson, 1986; Rappoport, 1988; Callen, 1990). Ad esempio il direttore esecutivo del "Project Inform , un organizzazione nazionale con sede a San Francisco che opera principalmente per gli omosessuali maschi, Martin Delaney, informa i suoi utenti circa uno studio che documenta un "livello di contatti sessuali e di uso di droghe scioccante per l'opinione pubblica generale" come segue:
"(lo studio) potrebbe allo stesso modo aver notato che la maggior parte vestiva (jeans) Levi's, per quanto ci viene detto sulle cause del l'AIDS" (Project Inform, 1992). L'organizzazione collabora con l'NIH ed è sostenuta da sovvenzioni provenienti da compagnie farmaceutiche tra cui la Burroughs-Wellcome, produttrice dell'AZT (Project Inform, 1992).

Nel 1987, prima dell'AZT, Delaney metteva in guardia, nel suo libro "Strategies for Survival: A Gay men's Health Manual for the Age of AIDS" (Strategie di sopravvivenza: Manuale della salute degli uomini omosessuali per l'età dell'ADS), i gay maschi sugli effetti dei nitriti inalanti sulla salute: "Possibile danno cardiaco, fibrillazione (ritmo cardiaco accelerato ed irregolare), possibile attacco apoplettico improvviso e conseguente danno cerebrale. Tendenza ad un comportamento sessuale ad alto rischio, distorsione del giudizio e dei sensi. Legami statistici con il sarcoma di Kaposi (KS, un cancro connesso con l'AIDS), sospetta immuno-soppressione" (Delaney e Goldblumm, 1987). L'ammonimento di Delaney nei confronti delle anfetamine suona come segue: "danno al fegato e al cuore, neuropatia (danno ai nervi), possibile danno cerebrale, perdita di peso, ipoapporto vitaminico e nutrizionale, esaurimento surrenale (consuma le riserve energetiche del corpo). Giudizio, valori e sensi distorti, illusione di forza, ansia, paranoia, ricadute depressive, forte dipendenza, che portano ad una attività sessuale ad alto rischio. Probabile immuno-soppressione (attualmente non misurata), possibilità di non note e rischiose interazioni tra le droghe, complicazioni nella cura di disordini cerebrali". Delaney ammonisce anche dagli effetti della cocaina: "Danno al cuore e ai polmoni, attacchi apoplettici improvvisi, anomalie cardiovascolari, possibile dipendenza fisica. Distorsione del giudizio, dei valori e dei sensi, pericolose manie di grandezza e di forza, forte ansia, paranoia, portano a scarsa capacità di giudizio relativamente ad attività sessuali ad alto rischio. Probabile immuno-soppressione (attualmente non misurata), aumento della tensione, se fumata (la cocaina) complica la cura della polmonite". Il libro offre anche le basi della personale conoscenza di Delaney circa la tossicità delle droghe: "Egli... ha lavorato per il National Institute on Drug Abuse" (Delaney e Goldblumm, 1987).

Chiaramente la grande scienza non è sempre buona scienza, specialmente se è concettualmente paralizzata da un'ipotesi improduttiva. Spero che le prove scientifiche raccolte per questo articolo focalizzeranno l'attenzione sulle cause non infettive dell'AIDS e proveranno che non è "troppo tardi per correggere' (Red Queen) l'incantesimo dell'ipotesi virale dell'AIDS per mezzo del metodo scientifico. Prendere in considerazione cause non infettive può dimostrarsi utile nella sfida all'AIDS, come lo è stato, per esempio, nella sfida alla pellagra. Infatti alcuni studiosi hanno recentemente spacciato gli stupefacenti per "cofattori" dell'HIV (Haverkos e Dougherty, 1988; Haverkos, 1990) o ancora più cautamente per cofattori di cofattori dell'HIV (Archibald et al., 1992) all'interno della ampiamente sovvenzionabile ipotesi dell 'AIDS da virus. Uno studioso ha persino osato documentare che le droghe sono sufficienti per l'AIDS pediatrico, anche se solo in documenti preliminari (Koch, 1990;Koch et al., 1990). Un documento completo di dati (sezione 4.5) non venne pubblicato per ragioni politiche (Thomas Koch, comunicazione personale). E il 100% di consenso sull'HIV affermato da Gallo nel 1989 (Liversidge, 1989) si sta appena un po' corrodendo di fronte ad un crescente gruppo di dissidenti, alcuni dei quali uniti nel "Group for the Scientific Reappraisal of the HIV/AIDS Hypothesis" (De Loughry, 1991; Bethel, 1992; Bialy e Farber, 1992; Farber, 1992; Hodgkinson, 1992; Project Inform, 1992; Nicholson, 1992; Ratncr, 1992; Schoch, 1992).

NOTE AGGIUNTIVE

Incoraggiati da un articolo di "Newsweek" (Cowley, 1992), numerosi casi di AIDS senza HIV Sono stati inaspettatamente riportati da molti ricercatori indipendenti (!) all'VIII International Conference on AIDS/III STD World Congress ad Amsterdam nèl luglio 1992 (ora un meeting congiunto con le malattie sessualmente trasmesse, STD = sexually transmitted diseeses). Sorprendentemente alcuni dei recentemente annunciati casi di AIDS senza HIV sono stati studiati per anni (Altman, 1992a; Cohen, 1992a, b; Leurence et al., 1992), anche dai CDC (Spira e Jones, 1992).Di conseguenza i CDC hanno dovuto cambiare la loro posizione per lungo tempo irremovibile, che affermava che l'HIV causa tutti i casi di AIDS, in "l'HIV causa la stragrande maggioranza dei casi di AIDS..." Nicholson, 1992). Nei loro "HIV/AIDS Surveillance Reports" mensili i CDC affermano ancora che "l'AIDS è uno specifico gruppo di malattie che sono indicative di grave immuno-soppressione connessa con l'infezione da virus di irnmuno deficienza umana (mv)" (Centers for Disaase Control, 1992b). I fattori di rischio di AlDS della maggior parte di questi "pazienti affetti da AIDS" senza HIV è stato riportato che erano: "droghe per via endovenosa, contatti sessuali senza protezione e trasfusioni" e le corrispondenti malattie erano sarcoma di Kaposi e polmonite (Cowley, 1992).

I sostenitori della relazione AIDS-virus si sono trovati subito d'accordo che la responsabilità dell'AIDS HIV-negativo era da attribuirsi ad un non ancora scoperto "nuovo virus" dell'AIDS (Bowden et al., 1991; Castro et al., 1992; Huang et al., 1992; Altman, 1992a, b; Cohen, 1992a, b; Laurence et al., 1992), che "non sembra più contagioso dell'HIV" (Cowley, 1992). Ed il direttore della ricerca sull'AIDS dell'NIH riassicurava l'opinione pubblica dicendo che "se c'è qualcosa, gli scienziati la troveranno" (News Report, 1992). il "New York Times" afferma: "Presumibilmente la cosa più eccitante per uno scienziato è scopri re la cura e la prevenzione per un nuovo microbo, una nuova malattia... molti... sanno quanto rapidamente l'eccitazione che nasce dal credere che si è sul punto di fare una tale scoperta svanisca nel caso che le scoperte iniziali non possano trovare conferma." (Altman, 1992b).
Tuttavia i nuovi casi di AIDS senza HIV sono del tutto compatibili con quelli sopracitati che sono stati causati dal consumo di droghe e da altri fattori di rischio non contagiosi (sezione 4.5). Sebbene il riconoscimento pubblico dei casi di AIDS senza HIV sia nuovo, i nuovi casi sono solo di complemento ai più di 1.200 casi di immuno-deficienza "acquisita" e di malattie che definiscono l'AIDS sopradescritte, tra cui 334 emofiliaci (sezione 3.4.4.5, Tavola 3), 265 maschi omosessuali (sezione 3.4.4.3 e 4.5), 444 consumatori di droghè per via endovenosa (sezione 4.5) e 183 pazienti di tubercolosi, perlopiù maschi, della Florida (Pitchenik et al., 1987, 1990). Se fossero inclusi i 2466 casi di AIDS senza HIV africani (sezione 3.4.4.8) il numero dei casi di AIDS senza HIV documentati supererebbe i 3.000!
Inoltre i portatori sani di HIV che sono stati infetti per più di 10 anni ed hanno trasmesso il loro HIV ad almeno 5 persone sane tramite trasfusioni di sangue più di 7:10 anni fa sono stati ora pubblicamente riconosciuti (Altman, 1992c; Learmont et al., 1992). Questi casi si aggiungono ad 1 milione di americani, 0, 5 milioni di Europei, 0, 3 milioni di thailandesi e 6 milioni di africani che sono sani nonostante molti di essi siano stati contagiati prima del 1985 (sezione 3.5.1).

Quindi entrambe le previsioni dell'ipotesi che l'AIDS non sia contagioso vengono ora generalmente accettate: (1) l'AIDS in assenza di HIV e (2) la trasmissione dell'HIV in assenza di AIDS. John Maddox, direttore di "Nature", chiede: "Questo significa che Duesberg ha sempre avuto ragione e che l'HIV non ha nessun ruolo nel causare l'AIDS ?" (Maddox, 1992b).
In realtà sarebbe un miracolo evolutivo se l'ultimo decennio avesse prodotto tre diversi virus dell'AIDS: l'HIV-1, l'HIV-2 e il "nuovo virus dell'AIDS", quando nessun virus del genere è mai emerso prima nella storia della medicina.

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